Io,mamma lavoratrice, ce la faccio (ma perdo ogni giorno un pò di me stessa)

La mia risposta alla lettera inviata a Beppe Severgnini da un’anonima mamma lavoratrice 

Cara mamma lavoratrice,

ho letto la tua lettera con il cuore in gola perché già sapevo dove saresti andata a parare. Spero non ti dispiaccia se ti do del tu. Non so chi sei ma è come se ti conoscessi. E ti ringrazio di non esserti firmata: perché tu sei me o io sono te, come preferisci. E insieme siamo un esercito ( e non uso il termine esercito a caso; non siamo forse sempre in guerra ?! ) di donne, compagne, mogli e mamme che combattono ogni giorno. Chi per uno stipendio, chi per una passione, chi per inseguire un sogno e chi per la propria indipendenza.

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Siamo tante, eppure ciò che ci accomuna è la solitudine. La solitudine di chi non si sente compreso da nessuno e lotta sempre ai margini. Siamo le personalità borderline del nostro lavoro, sempre al confine tra l’essere professioniste affermate o figure presenti per la nostra famiglia. E un poco sano bipolarismo ci fa oscillare tra il delirio di onnipotenza e lo sconforto più nero. Perdonami se non riesco a fare paragoni migliori di questi: non so tu ma io folle mi ci sento spesso …

E mi danno l’anima ogni giorno quando entro al lavoro e mi faccio assorbire così tanto da dimenticarmi di chiamare il pediatra o prenotare il parrucchiere. Perché il prezzo da pagare è un tantino troppo alto. E ogni giorno sento di perdere il contatto con me stessa e con la mia vita. Ci provo a tenere tutto in equilibrio come un giocoliere, ma non sempre mi riesce di non far cadere a terra ogni cosa.

Sarei un’ipocrita se dicessi che non ci sia mai una gioia: se ci metti l’anima, magari arriva anche l’agognata promozione.. Ma la sensazione di camminare in salita, quella no, non passa mai. E ti ritrovi a dare ancora di più per dimostrare a tutti – e prima di tutti a te stessa – che tu non molli, perché fino a lì non ci sei arrivata certo per caso o per fortuna.. Allora è così che il circolo vizioso non si interrompe mai: e la vita personale e la serenità famigliare vanno a farsi friggere, perché tu perdi continuamente il contatto.

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Si può fare tutto ? Si, si può. Imparando a vivere per obiettivi realistici, sia personali che professionali. E imparando a delegare tutto ciò che possiamo non gestire personalmente: una cena take-away in più e qualche compito lasciato a quel collega così gentile e in gamba.

Perché il controllo sulle situazioni si può mantenere. Ma il controllo sulla propria vita è sempre difficile da recuperare.  E certi momenti, semplicemente, non tornano più.

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Sono una JoBlogger: e me ne vanto !

Difficile capire cosa intendo.  Questo Blog è una parte di me, una parte buona di me. Tante persone nella vita non mi hanno capita o non mi stanno capendo. E me ne farò una ragione se anche in questo caso mi giudicheranno. Se non capiranno i giorni e le notti passate a scrivere per “una cosa così sciocca e inutile”.

Un grande spreco di energie per qualcosa che non ti da nemmeno il pane per vivere e ti costringe ogni mezz’ora a controllare con il cuore in gola lo schermo del Pc. Che ha dato un bel calcio nel sedere alle tranquille serate sul divano … Ma che ogni giorno, per qualche assurda ragione, mi salva la vita ! Un pò come far parte degli Alcolisti Anonimi : ne hai bisogno per tirare avanti, ma hai timore a dirlo in giro.. timore di essere giudicata, di non essere capita o di essere addirittura derisa.

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Essere una JoBlogger è parlare del mondo del lavoro ridimensionando la sua prepotenza nelle nostre vite. E’ provare a ridistribuire le priorità per non diventare schiavi di un ritmo incompatibile con il nostro essere. E Dio solo sa quanto scriverne aiuta: e a volte leggere e condividere aiuta a sentirsi meno soli.

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Questo Blog è la mia terapia d’urto , la mia cura, un modo per fare una radiografia della mia anima senza i raggi X. E se in qualche modo le mie parole strampalate e le mie battute fuori luogo saranno arrivate dritte alla testa di qualcuno che aveva bisogno di leggerle in quel momento, ancora di più ne sarà valsa la pena ! Non sono i Like o le SEO o le statistiche a dare un’anima ad un Blog; ma le persone che condividono e si identificano in quelle parole sconnesse digitate su una tastiera ad un’ora improbabile sono il suo cuore pulsante. E per uno solo di quei commenti, le ore rubate al sonno non saranno perse invano !

Non credo nel potere dei mascara water-proof ! (Donne che non devono chiedere-quasi-mai)

Ieri mi è venuta in mente una delle tante cose sagge che mi ripeteva sempre la mia nonna, quando le parlavo del fidanzatino che non mi capiva: “Devi chiedere ! Altrimenti come può sapere cosa vuoi ?” Parole sante le sue !

Ma se le nostre nonne erano così lungimiranti e avanti con le idee, come è possibile che ci si trovi ancora al punto in cui troppe donne sono relegate in ruoli con troppe responsabilità e poche soddisfazioni ? Davvero puntare sul nostro orgoglio di donne indistruttibili ci condanna a vittime sacrificali, frustrate e mediocramente felici ?

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Forse si può trovare un compromesso tra il desiderio di avere  Ambrogio che si precipita ad aprirci la portiera della macchina spargendo petali di rose ai nostri piedi (un pò superato a dire il vero!) e un uomo indifferente che pensa solo al lavoro, al calcetto e alla birra con gli amici ? E magari avere al nostro fianco un compagno che all’improvviso ci abbraccia da dietro e si arrampica su un albero per offrirci la prima ciliegia della stagione ? In fondo non chiediamo la luna ..

UOMO : il messaggio è chiaro. Vogliamo essere al tuo pari ma non sostituirci a te. Vogliamo amarti ma non servirti. Vogliamo l’opportunità di fare il tuo stesso lavoro e percepire il tuo stesso stipendio a fine mese . E vogliamo, anzi pretendiamo, di poterci abbandonare al nostro essere DONNE con un cuore e milioni di ormoni. Perché se proprio ci scappa quella lacrima, vogliamo lasciarla andare senza cadere nell’odioso cliché del sesso debole.

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Vogliamo (solo!) non dover nascondere il nostro desiderio di essere fidanzate, mogli, madri per paura di non ottenere un lavoro che ci siamo meritate. Costringendoci a nasconderci, perdi anche la parte migliore di noi. Ciò che il mondo percepisce come debolezza è, in realtà, il cuore pulsante della nostra forza.

La mia debolezza… Qual è la mia debolezza? Dovrei pensarci. Probabilmente avrei lo stesso problema nel rispondere se mi chiedeste qual è la mia forza. E forse sono la stessa cosa.
(Al Pacino)

Lasciateci essere semplicemente donne: dateci solo qualche secondo in più per sistemare il trucco ! 

#LEGGI CON EDICART: libri per bambini e mamme super-impegnate

Nessuna di noi mamme super-incasinatissime è consapevolmente disposta a rinunciare ad alcuni momenti speciali da condividere con i propri figli. La lettura, in particolare quella prima di addormentarsi, è da sempre uno dei miei preferiti: adoro che sia il suono della mia voce ad accompagnare i miei bimbi nel mondo dei sogni ..(lo confesso: più di una volta ci sono rimasta secca pure io !)

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Da buoni abitudinari, quando troviamo un libro che amiamo particolarmente lo leggiamo fino a conoscerlo a memoria. Ma il tempo e anche le energie dopo una giornata frenetica, sono quelle che sono: per questo ho amato da subito le edizioni Edicart. Perchè sanno coniugare in modo attento la tradizione dei racconti classici ad un’edizione colorata e accattivante che piace tantissimo ai bambini.

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Grazie alle delicatissime illustrazioni anche i più piccoli posso seguire la storia attraverso le immagini. La lunghezza dei testi è perfetta per rendere i racconti interessanti e mantenere vivo l’interesse anche dei più piccoli.

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Quando vedo i miei figli con i nasini in mezzo ad un libro intenti a raccontare la “loro” storia, capisco che quel libro ha fatto centro.

E per questo noi continuiamo a leggere con Edicart ! #leggiconedicart #30anniconedicart

I genitori ti insegnano ad amare, ridere e correre. Ma solo entrando in contatto con i libri, si scopre di avere le ali.
(Helen Hayes)

Lo stress che cancella la memoria

A chi ama i dolci e i propri figli (non necessariamente in quest’ordine, ovvio) consiglio di cercare sul web il video dell’ultima campagna di Hersheys, la più grande compagnia statunitense nella produzione di cioccolato: una clip di pochi minuti che mi ha toccata profondamente e mi ha fatto venir voglia di scappare a casa e abbracciare così forte i miei due cuccioli da stritolarli ! Racconta di una bimba che cercando di attirare l’attenzione del papà, troppo assorbito da una conference-call per dedicarle un po’ di tempo e di attenzione, trova una soluzione geniale ! Si fa stampare un cartonato del padre a dimensioni reali e lo piazza davanti al pc : nessuno dei colleghi pare accorgersene e padre e figlia si posso riappropriare del loro tempo insieme .. Mi è scesa una lacrima, giuro!

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Quanto tempo ed energie spendiamo inutilmente per un lavoro che non ha DAVVERO bisogno della nostra presenza e attenzione costanti ? Che va e andrebbe avanti anche senza di noi ? (memento: tutti sono utili e nessuno è indispensabile ! ). E quanti momenti sacrifichiamo a discapito di chi, senza un po’ del nostro tempo e della nostra attenzione, trascorre le giornate aspettando quel “più tardi” che non arriva mai ?  Con un vuoto nel cuore che amici, giocattoli e televisione non possono colmare …

Davvero riusciamo ad essere così assorbiti dal nostro lavoro da non avere le forze di dedicare alla nostra famiglia del tempo di qualità ? Pare di si, e pare che tutto lo stress accumulato quando quella spina non riusciamo a staccarla possa agire sulla nostra mente con effetti devastanti. Il subdolo piano dello stress è infatti quello di colpire i meccanismi della memoria tanto da arrivare a creare dei “buchi” temporali nei nostri ricordi.

“La memoria è il diario che ognuno di noi porta sempre con sé” Oscar Wilde 

Si parla tanto ( e altrettanto se ne discute in Tv e sui social ) di amnesia dissociativa. Due parole che nel 2013 hanno fatto tremare il mio cuore quando, a poche decine di chilometri dalla mia città, un bimbo di 2 anni andava incontro al suo tragico destino “dimenticato” in auto dal padre dentro l’abitacolo rovente di un’auto e ricordato dopo troppe, tragiche ore trascorse inconsapevolmente sul posto di lavoro. Sono casi che spaccano in due l’anima, l’opinione pubblica e, ahinoi,  il buon senso di molti.

“Il bel tacer non fu mai scritto” Iacopo Badoer 

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Ma al di là dei pensieri o dei giudizi personali, questi fatti devono avere almeno il potere di farci riflettere seriamente su ciò che stiamo facendo a noi stessi. Perché prendersi cura di sé non è solo mangiare bene, fare movimento o conservare un aspetto gradevole: anche il mostro che può essere nascosto nella nostra testa o nel nostro cuore va compreso, gestito e metabolizzato. Se lasciamo che certe emozioni prendano il sopravvento, rischiamo di non essere più i comandanti della nave. E in questa vita non possiamo permetterci di viaggiare con il pilota automatico sempre inserito..

“Il ricordo conserva quello che il tempo tenta di cancellare” Cit. 

E allora rallentiamo. E ascoltiamoci di più. Difficoltà di concentrazione e di memoria, sonno disturbato, irritabilità verso novità e cambiamenti, tendenza a fare troppe cose in automatico, senza pensarci, sono importanti campanelli di allarme: forse stiamo chiedendo troppo a noi stessi. Rivediamo le priorità, parliamone con qualcuno e impariamo una volta per tutte a delegare ! Non può essere così difficile …

Perché la nostra vita merita una decelerata.. e i nostri figli meritano genitori meno sconnessi e scollegati di noi.

 

Come essere mamma mi ha resa una professionista migliore …

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La mia maternità non è di certo passata inosservata .. soprattutto perché sono state due, quasi continuative … insomma ravvicinate più degli incontri di terzo tipo ! I miei figli sono nati a distanza di 17 mesi e facendo due conti ho lasciato la mia azienda con una pedina in meno per un lungo periodo .. E poi l’ho scontato questo lungo periodo: mesi di lontananza che hanno pesato come macigni quando al mio ritorno sembrava non ci fosse più posto per me, quando mi hanno fatto sentire colpevole e sbagliata, proprio mentre la vita mi stava rendendo una donna più forte, matura e consapevole.

E’ stata dura, durissima, non lo nego. Mi è constato qualche gigantesco rospo da mandare giù e qualche notte insonne dopo quei giorni in cui avevo voglia di mollare tutto e tornare a non perdermi neanche un attimo della vita dei miei bambini.

Ma io sono stata più dura: per forza o per necessità (di uno stipendio ad esempio !!??) ho vinto IO. Perché quei mesi di assenza dal lavoro mi avevano profondamente trasformata.

“Il bello delle donne è che hanno paura, ma alla fine trovano il coraggio di fare tutto” cit. 

Come l’essere mamma mi ha cambiata e ha influito positivamente sul mio lavoro ? Con due figli piccoli in casa già ero il lizza per gli ‘organizzazione – awards’. Perché se non ti imponi una ferrea disciplina due piccoli cuccioli di uomo possono prendere il sopravvento e sconvolgere la vita del branco (oltre a far sembrare la casa il distaccamento di una discarica comunale in meno di 5 minuti ).

E tutto questo l’ho portato con me nel mio lavoro; e come per magia la gestione dell’imprevisto o del momento critico non sono più stati un problema… Meraviglie della selvaggia avventura nella jungla della maternità.

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Ho capito che potevo fare di più, farlo meglio e in meno tempo. No, ahimé, non mi ha morso nessun ragno e non ho sviluppato dei super-poteri … sono solo una donna più consapevole e enormemente più incasinat,a che non crede nel potere dei mascara water-proof e delle creme antirughe e per questo tende a non lasciarsi andare a momenti di sconforto.

Perché dietro le spalle ho una famiglia che mi ama, che ha bisogno di me, che mi sostiene e mi sopporta … e per loro so di dover dare il massimo ! Perché faccio un esercizio di pazienza quotidiana che mi permette di gestire il più odioso dei clienti e il più ansioso dei colleghi. Perché so cosa voglio e non ci giro intorno per ottenerlo. E se questo significa perdere qualche colpo in dolcezza e accondiscendenza ben venga: le donne con gli attributi sono l’ultima moda !

Ricarica di energie ( e di pazienza! )

Per tutta la mia vita la parola VACANZA ha significato trovare un posto in cui sentirsi “a casa”: succedeva da bambina quando con nonni, genitori, cugini e amichetti si passava l’estate in Romagna sempre nella stessa località e sempre nello stesso stabilimento dove tutti ormai ci chiamavano per nome. E succede ora, con la mia famiglia, da quando da qualche anno a questa parte abbiamo trovato un posto simile a noi, dove riusciamo a sentirci a casa anche se dalla nostra vera casa ci separa addirittura un mare: e buona pace per noi se questo avviene tra le acque di un mare cristallino, tra il profumo degli oleandri e la maestosa imponenza dei cactus.

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Sardegna 2016 – Costa Rei

Noi diventiamo ciò che facciamo ripetutamente” Sean Covey 

Stessa spiaggia, stesso mare insomma …

Ed è qui che riesco a fare il pieno di energie e ritorno ad essere me stessa. E un anno di ansie e di mal di testa mi scivola tra le mani come sabbia finissima, i pensieri e le notti insonni sono spazzate via da un’onda che non ti aspetti e che ti travolge..

E, soprattutto, riesco ad essere la donna e la mamma che voglio essere. Che so di essere …

Perché dopo una giornata di lavoro fatico a scrollarmi di dosso i tratti mostruosi di Mr. Hyde …

Qui mi sembra di tornare a vivere: e ci sono, ci sono davvero per mio marito a per i miei figli, con il cuore , con la testa e con tutte le mie energie. E fare castelli di sabbia o sorreggerli quando sono troppo stanchi per nuotare da soli, passeggiare e osservare tutto con il naso all’insù è naturale quasi come respirare.

“Un’abitudine è qualcosa che puoi fare senza pensare …” Frank A. Clark 

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Poi la realtà mi dice che sono anche tutte quelle ansie, tutta la stanchezza (e un dignitoso stipendio a fine mese !) a riportarmi qui .. ma per ora lasciatemi vivere ancora un pò con i piedi a mezz’aria !

E se mi cercate, mi trovate ancora per qualche giorno nel mare più blu che conosco .. con il cartello CHIUSO PER FERIE ancora bene in vista.

Farò il pieno si sole, di sale, di vento e di energie per tornare alla realtà come una donna e una mamma nuova: la vera ME !

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“Non è che io l’ami. E’ che non riesco a guarire dall’abitudine di amarla” Leo Longanesi 
p.s : giuro che le belle parole per quest’isola meravigliosa sono frutto del mio personale parere e della mia onestà intellettuale. Ma nel caso in cui la Regione Sardegna volesse offrirmi un soggiorno gratis per la sponsorizzazione io sono qui, eh ??!!

 

 

SE IL LAVORO NON VA IN VACANZA …

Una vacanza .. una vacanza all’anno: 3 settimane sono lunghe è vero … ma arrivano dopo 313milionidimiliardi di settimane in cui i venerdì sembravano non arrivare mai. E il lunedì era lì in agguato, già spaventosamente nascosto dietro l’angolo.

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Facile dire: ora basta, stacco la spina e #ciaone a tutti ! Ma il respiro è ancora corto e la testa piena di pensieri, di dubbi di preoccupazioni che pesano sulla schiena più di un cucciolo di Koala.cropped-capodanno-2008-4.jpg

E invece di goderci il profumo dei gelsi, il panorama mozzafiato, il vento che non guarda in faccia a nessuno e ci scompiglia i capelli ..cerchiamo con ansia spasmodica una connessione wi-fi perché “non-si-sa-mai” !

Ma il lavoro non va mai in vacanza ? Aspettiamo sempre quella mail “che potrebbe arrivare” o quella telefonata che “non si può perdere” !?? Quando testa, cuore e fisico mettono fuori il cartello CHIUSO PER FERIE ?

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Presto, prima che sia troppo tardi: perché forse ( se non lavoriamo al trasporto-organi di un ospedale, ovvio)  tutto si può rimandare, tutto può attendere e può aspettare che la nostra batteria sia di nuovo carica e segni il 100%.

Come nei peggiori film d’azione esiste quel momento per riprendere fiato e rimettere il colpo in canna, così noi dobbiamo trovare la nostra zona franca e ricaricare le munizioni.

E forse le nemiche ansie faranno un po’ meno paura … (tanto tra poco è Natale !)

BUONE VACANZE A TUTTI !!!

 

La sindrome MIRANDA PRIESTLY – Tutti vorrebbero essere .. me !

A chi ha la sfortuna di incrociare il suo sguardo non resta che abbassare gli occhi e cambiare strada il più velocemente possibile.. Il solo modo di salvarsi è sperare di non trovarsi mai sul suo cammino verso il successo !
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ANNA WINTOUR – foto via web

E’ lei..il diavolo che al posto del forcone impugna borse griffate e indossa occhiali da sole .. Potente, spietata e con la determinazione di un caterpillar, rappresenta le donne che sono arrivate dove volevano o sanno esattamente dove dirottare le loro carriere. Persone senza scrupoli, che di solidarietà femminile non hanno mai sentito parlare o fingono benissimo di non sapere cosa sia ..

“C’è un posto speciale all’inferno per le donne che non aiutano le altre donne” Madelaine Albright 

Sono le cosiddette API REGINE, così definite dalla psicologia del lavoro; donne con un ego fuori controllo che credono di avere intorno a sé insignificanti api operaie da sfruttare a loro piacimento.

DONNE CHE ODIANO LE DONNE ?!? No … è solo che hanno serie difficoltà nel riconoscere a colleghe dello stesso sesso una dignità: chiamarle per nome (o almeno con il loro vero nome !) non è contemplato dal loro codice non-etico.

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Meryl Streep alias MIRANDA PRIESTLY  foto via web

Le “api regine” sono nate nei lontani anni ’70, quando le quote rosa nei ruoli che davvero contavano nel mondo del lavoro erano pari a zero: le opportunità erano così rare che chi aveva la fortuna di emergere difendeva la posizione raggiunta con tanta fatica con ogni mezzo, lecito o illecito !

Anche oggi le donne sono costrette a sgomitare non poco per raggiungere posizioni di prestigio e spesso con salari ridotti rispetto a quelli dei pari ruolo in giacca e cravatta: ma i tempi sono cambiati e le donne al potere non sono più meteore. Molte di loro dirigono aziende o interi reparti e convivono egregiamente con invidie e sguardi torvi, ma non tutte usano la propria intelligenza per valorizzare altre donne e per creare altre regine.

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foto via web

Una parte del loro cervello sembra geneticamente programmata per colpire le sottoposte nei loro punti più deboli: una genialità sfruttata per colpire proprio dove fa più male.

“Sei in gamba quindi puoi tutto ??!!”

Chissà se queste teste coronate hanno a loro volta subito colpi bassi nella loro scalata al potere da parte di colleghi che non volevano vedersi scavalcare da una donna, o se sono semplicemente loro a portare avanti stereotipi sessisti (una sorta di maschilismo al femminile, insomma !) ?

La risposta forse non esiste: la sindrome dell’ape regina è una malattia che pare non avere cura né rimedio, se non quella di evitare di incrociare il loro cammino verso il successo..

“That’s all”

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Consigli di lettura sull’argomento :

 

Il POTERE logora chi (non) ce l’ha ?!

Quando si parla di potere la mia mente torna alle frasi fatte che sentivo da bambina, quando i miei genitori e i miei nonni pensavano fossi impegnata a guardare i cartoni animati (o dovrei scrivere IL cartone animato: ai miei tempi era uno ! Uno al giorno, capito ?!?) : “volere è potere” “chi può non vuole e chi vuole non può” o il classico “il potere logora chi non ce l’ha”. E questa parola “POTERE” mi girava nella testa perché faticavo a comprenderne i tanti significati.

“Il potere è una parola di cui non capiamo il significato”  Lev Tolstoj 

E’ un classico esempio della complessità della lingua italiana, la lingua evocativa dei romanzieri e dei poeti, dove un accento o un contesto cambiano il significato sostanziale della stessa parola. La sua etimologia deriva dal verbo latino ‘poteo’ che indica proprio la capacità di ‘poter fare qualcosa’

ESSERE POTENTI = CHE POSSONO

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E’ con il tempo che ha assunto anche l’accezione di ‘capacità di imporre il proprio volere a qualcun altro’

“Quanto più grande il potere, tanto più pericoloso l’abuso” Edmund Burk 

Il potente nell’ambiente di lavoro dovrebbe essere colui che mette a disposizione le proprie capacità e le proprio risorse per soddisfare necessità pratiche e per far raggiungere obiettivi: o per lo meno questo è quello che penserebbe l’angioletto buono sulla vostra spalla destra.. Ma il diavoletto sulla spalla sinistra obietterebbe che il potere spesso porta a sopravvalutarsi e a sopravvalutare l’importanza del proprio ruolo, facendo scivolare il rendimento aziendale nel baratro delle decisioni sbagliate.

Insomma l’ ECCESSO DI CONFIDENZA (OVER-CONFIDENCE) insidia la capacità di prendere decisioni giuste ??

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La dimensione del potere all’interno di un’azienda non è altro che la gestione dell’autostima, del sentirsi “in grado di” e questo riguarda tutti indistintamente: chi ordina e chi esegue, chi dirige e chi è coordinato.

Avevo ragione io da piccola : POTERE è una delle parole più complicate che esistano (dopo soqquadro, fotosintesi e deossiribonucleico ovvio …). Per questo non è la parola giusta da usare nell’ambito lavorativo. Chi è solo potente ha in sé un mood tendente alla distruzione, ma chi è anche un LEADER ha carisma, pazienza e autorevolezza e con la propria energia positiva è in grado di trascinare gli altri verso l’obiettivo.

“Il potere personale è la capacità di agire” Anthony Robbins

Essere potenti potrebbe significare semplicemente ricoprire un ruolo o una carica: per essere leader ci vuole molto di più e per esserlo non occorre necessariamente aspettare una promozione.

Il buon leader :

  • guarda oltre il suo interesse personale
  • ha intuito
  • ha spirito di comprensione
  • sa esattamente dove vuole arrivare

Crede nella meta senza mai avere dubbi ( o se li ha sono ben mascherati dietro il suo sorriso più smagliante) ed è uno stratega dotato di un intuito che punta all’essenziale con sicurezza e rapidità decisionale.

Risultato : tutti ( o tutti quelli esenti da invidia distruttiva ) vorrebbero lavorare con lui o far parte del suo team. Perché alla fine, anche in un mare pieno di squali (ogni riferimento ad ambienti lavorativi realmente esistenti è puramente casuale !) l’onesto e competente leader raccoglierà i consensi anche dei più scettici che si allontaneranno da un potente che li penalizza, per avvicinarsi al leader che sa come valorizzarli e valorizzare il loro lavoro.

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Il leader non è tale per fare carriera ( o almeno questo non è il suo obiettivo principale) o per compiacere il capo o i colleghi. E’ leader perché esserlo rende il suo lavoro enormemente più piacevole e più semplice.

“Essere potente è come essere una signora, se hai bisogno di dirlo non lo sei” Margaret Thatcher 

E’ un professionista che sa mettersi continuamente in discussione , che crede nella santità della formazione e non si tiene le cose per sé; il vero leader valorizza le peculiarità altrui creando altri leader.

“I leader più bravi sono quelli che si circondano di persone che possono criticarli” N. fast 

Il suo super potere è quello di diffondere potere e di permettere a tutti di potere (lo dicevo io che ci si può perdere con tutti questi significati!) . Tutti vorremmo lavorare con lui e tutti ci auguriamo che il suo impegno venga premiato anche dal più distratto dei boss…

Ma questo è materiale per un altro post !!