La vita è troppo breve per fare (o tenersi) il lavoro sbagliato

Proprio oggi, sfogliando una rivista ( non  fatevi ingannare dalla semplicità di questa frase: a casa mia sfogliare una rivista è un momento raro e prezioso ) una frase mi ha molto colpita: “Non esiste motivo al mondo per cui il tempo passato al lavoro debba essere meno piacevole di quello passato altrove”e ho cominciato a riflettere e a guardarmi intorno. E ciò che ho realizzato è che troppe persone sono imprigionate in un lavoro che non amano ( e forse non ameranno mai!).

Chi ha la fortuna di fare un lavoro che ama o di amare il lavoro che fa- tra le due cose c’è differenza, eccome se c’è – assorbe meglio lo stress e tiene il rilascio di ossitocina sotto controllo: le rughe, quelle arrivano comunque ma meglio averle ai lati della bocca che sulla fronte, non so se mi spiego !

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Investire tempo e sforzi in qualcosa che può solo condurci verso una chiara infelicità può minacciare seriamente la nostra salute e il nostro benessere portandoci ansia e frustrazione. Ma qual’è al giorno d’oggi il lavoro ideale ?!? La risposta in stile Wikipedia sarebbe ‘quello che ci identifica e per il quale abbiamo studiato’. L’ideale sarebbe dedicare la propria vita a qualcosa che ci piace: non esiste infatti maggiore sensazione di pienezza di quella di guadagnarci da vivere con ciò che ci appassiona veramente.

Se per necessità ci è invece toccato scegliere un impiego per portare a casa “la pagnotta” – come si dice dalle mie parti- questa forzatura non esclude che si possa lavorare con entusiasmo e soddisfazione. Ma il concetto è anche più semplice: basterebbe riuscire a provare piacere per ciò che si fa. La soddisfazione di svolgere i nostri doveri quotidiani con una nota di positività ci tiene lontani da quella sensazione di stanchezza cronica che porta ad una progressiva diminuzione dell’autostima e ad una preoccupante impossibilità di muoversi verso una qualsiasi direzione. La soluzione sta sempre in quell’energia di movimento che spazza via l’inerzia e la pericolosa, cronica non-azione e ci aiuta sia a sopravvivere nel nostro incubo attuale sia a muoverci verso nuove e stimolanti direzioni.

Un oggetto rimane a riposo fino a quando qualcosa non lo scuote

L’empatia con l’ambiente e con i colleghi costituisce un impareggiabile sistema di supporto che tiene sotto controllo i livelli di stress. Invece, decidere per un nuovo lavoro implica una dose sconfinata di coraggio: perché occorre tanto spirito di adattamento e tanta voglia di mettersi in gioco.

Ma come capire quando è davvero giunto il momento di darsi alla macchia una volta per tutte ? Credo che un piccolo test possa essere di aiuto …

  • Ripensando a fatti e misfatti delle nostre sudatissime 8 ore, riusciamo ancora ad individuare almeno 3 cose positive accadute durante la giornata ?

Che dipendano dalla nostra soddisfazione personale o dal riconoscimento di colleghi e superiori poco importa … Se qualcosa ancora accende la luce e stimola i nostri sensi vale la pena crederci fino in fondo e non mollare.

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Se invece la sera porta solo buio e stanchezza, se svolgere i proprio compiti diventa un obbligo giustificato solo dalla necessità di ricevere uno stipendio, è decisamente il caso di valutare nuove possibilità: magari con le spalle coperte da una retribuzione sicura, il salto nel buio o il rischio di un rifiuto fanno meno paura. E non è escluso che si riescano a trovare condizioni uguali o anche migliori … Allora perché non approfittare dei giorni di ferie per guardarsi un po’ intorno ?!?

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Qualunque sia la scelta, ciò che conta è stimolare la propria parte creativa e attiva, coscienti che nulla ci può difendere dal rischio di saltare dalla padella alla brace: per fare bilanci della serie “si stava meglio quando si stava peggio” occorre vivere almeno un anno nel nuovo ambiente ! Il passo fondamentale, qualsiasi sia la strada che decidiamo di percorrere, è connettersi con sé stessi e con la realtà che ci circonda e decidere quanto ciò che vediamo intorno ancora ci piaccia.

“Se qualcuno ti offre un’incredibile opportunità e non sei sicuro di potercela fare, rispondi di – SI- e dopo, impara come farlo”   R. Branson – VIRGIN –

Ma come fa a far tutto ?!? Dolori dell’essere multi-tasking

Chi, come me, è una mamma lavoratrice può capirlo: quante volte le vostre amiche single vi hanno chiesto “Ma come fai !!??” e quante volte la sera, guardandovi allo specchio, con i capelli in disordine e il trucco andato, la doccia ancora da fare e le energie ai minimi storici vi siete chieste “Ma come faccio !!??”

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Perchè annaspando e strisciando poi quella doccia riusciamo a farla – anche se non sempre in completa solitudine – riusciamo a mettere a letto i pargoli e a leggergli una favola nella penombra senza cadere in uno stato catatonico, diamo una parvenza d’ordine alla casa e riusciamo anche a scambiare quattro chiacchiere, finalmente adulte, con il nostro compagno/marito. Ci riusciamo !! Riusciamo a fare tutto o quasi e l’adrenalina di questa essenza multi-tasking ci aiuta per assurdo a trovare sempre nuove risorse per esserlo di più. Passare da un compito all’altro ci fa sentire come abili giocolieri: ma è solo un’illusione .

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Fermiamo il delirio di onnipotenza e recuperiamo il contatto con la realtà: e la realtà lavorativa è fatta di compiti da svolgere con attenzione e accuratezza per giungere ad un risultato soddisfacente e duraturo.

Sviluppare la capacità di distacco intesa come ‘lasciar andare’ è il vaccino che ci protegge da questo virus terribile che, alla lunga, minaccia il nostro benessere e anche il nostro rendimento. Impariamo nuovamente a svolgere un compito per volta – come ci insegnava la maestra alla scuola elementare – a canalizzare le nostre energie per raggiungere un obiettivo preciso, pensando che la qualità rispetto alla quantità paga.

La tecnologia è diventata la domotica dei nostri mille impegni : l’uso simultaneo di più strumenti tecnologici come smartphone e tablet ci invoglia a gestire troppe cose contemporaneamente e nuoce gravemente alla salute – e non parlo di emissioni elettromagnetiche- : recenti studi dell’Universita del Sussex (erano anni che sognavo di scrivere un frase così!) hanno addirittura dimostrato che il multitasking può provocare ansia e depressione.

Quindi la vera rivoluzione è tornare single-tasking e puntare su merce rara come eccellenza e professionalità, imponendo tempi pause e priorità. La consapevolezza che la gestione multipla ci porta a non essere completamente presenti su ogni singola cosa è già un passo verso una positiva presa di coscienza : nel lavoro, svolgere un compito per volta dedicandogli la massima attenzione possibile, è la chiave di lettura per prendere la misura delle proprie capacità e dei propri limiti. Sapere chi siamo ci porta ad ottimizzare il tempo dedicato alle mille attività quotidiane senza avvicinarci troppo al limite e senza superare il livello di guardia.

Per non essere travolti da troppi compiti o dalla noia di azioni sempre uguali occorre mantenere alto il livello di creatività: ciò che possiamo fare è prendere l’iniziativa- nei limiti del consentito- e svolgere i compiti di tutti i giorni in modi sempre nuovi. Più una cosa è stimolante e più diventa creativa e in grado di stimolare la mente a fare sempre meglio.

“Quando hai fatto una cosa nello stesso modo per 2 anni riguardala attentamente, dopo 5 guardala con sospetto e dopo 10 anni buttala via e ricomincia tutto dall’inizio” A.E. Pearlman

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Guardiamoci dentro: lavorare ci piace, oltre ad aiutarci a pagare conti e bollette, e vorremmo poterci dedicare alla carriera a mente libera mentre gli impegni e le responsabilità quotidiano tendono a portarci fuori rotta. Allo stesso tempo il troppo lavoro sacrifica la vita familiare e personale in termini sia di tempo che di energie. Ed è qui che vorremmo sdoppiarci per poter far tutto (anche un avatar, pensandoci, non sarebbe male !) senza capire che a volte la sola strada possibile è rallentare e pretendere meno da noi stesse.

Make-up e dress-code da ufficio: come prepararsi in 4 mosse (o quasi)

Già..perché oltre ad essere creative, propositive, corrette, efficienti e multitasking il mondo del lavoro non ammette errori nemmeno in fatto di look.

“Quella con il proprio stile è una storia d’amore che non finisce mai” 

Cinzia Felicetti nel suo libro Principesse si diventa definisce questo mood con l’aggettivo ‘profashional’e ci invita a non rinunciare ad uno stile impeccabile anche quando siamo sotto pressione. E allora come risultare belle, belle in modo assurdo anche nel peggiore dei lunedì mattina ? Il segreto sta come sempre in un’attenta e strategica pianificazione. Insomma .. la radiosità del mattino la si costruisce (a tavolino!) la sera prima.

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  1. CAPELLI : come lo sguardo, sono il nostro biglietto da visita. Prima cosa, semplice, elementare ma non scontata: devono irradiare cura e soprattutto pulizia. Per chi, come me, al mattino è in perenne lotta con le lancette dell’orologio consiglio di provvedere la sera prima e riservare solo qualche minuto al mattino per una piega veloce. Se non ci sentiamo a nostro agio tra piastre e spazzole ricordiamoci che il raccolto in ufficio è un evergreen: pratico e chic al tempo stesso, elegante e dinamico è in grado di farci sentire a nostro agio in ogni situazione contribuendo a creare l’idea di una professionista sempre pronta all’azione. IMG_8447
  2. UNGHIE : Dio benedica gli smalti long lasting, quelli ad asciugatura rapida, il rosa ballerina facile da stendere e che sta bene a tutte, il rouge-noir di Chanel (e le sue infinite ed economiche imitazioni) che mai avrà rivali nel renderci le mani splendide, e gli smalti semi-permanenti… Insomma le soluzioni sono tantissime e le scuse stanno a zero. Anche le mani devono dire qualcosa di noi: una professionista che si rispetti non esagera con i mille colori dell’arcobaleno e tiene la lunghezza dell’unghia sempre sotto controllo.  Essere computer-friendly deve sempre essere una priorità ! IMG_8446
  3. TRUCCO : come per le unghie, anche sul viso vige il divieto assoluto di esagerare. Radiose si, ma naturali ! L’effetto stucco o marmo di Carrara non dona neanche ai lineamenti più perfetti. Poche semplici mosse : una base per fissare, un fondotinta che esalti il nostro incarnato naturale, blush, mascara e lucidalabbra saranno i nostri alleati anche nelle giornate più impegnative. Un piccolo kit di ritocco in borsetta ci aiuterà a non dare segni di cedimento nemmeno dopo un lungo pranzo di lavoro o una riunione-fiume.
  4. OUTFIT #OOTD : non esistono regole precise. Lo stile è stile e ognuna di noi dovrebbe avere il proprio: che sappia valorizzare non solo la nostra immagine, ma anche i punti forti del nostro corpo. Sentirsi bene nei nostri panni è un passo importante per guadagnare fiducia in noi stesse e per ispirare, di riflesso, fiducia negli altri (clienti, collaboratori e colleghi che siano)
‘ Vestiti per il lavoro che vorresti avere e non per quello che hai ‘   cit.

Occorre stabilire un obiettivo da raggiungere e perseguirlo con caparbietà e determinazione. In una società-social, dominata dal potere dell’immagine, uno stile unico, personale e valorizzante va a braccetto con le migliori qualità umane e professionali. Insomma .. se non possiamo cambiare il mondo, cambiamo con lui !

INSPIRATION : EIMAN HAMZA

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Nata e cresciuta negli Stati Uniti ma Riminese d’adozione per amore e per lavoro, Eiman Hamza non è solo la giovanissima creative director del marchio Happiness ,ma è un vero e proprio concentrato di energia esplosiva. E’ grazie al suo intuito e alla sinergia con il compagno di vita Michael Scarpellini che nasce questo brand che fa della ricerca della felicità la sua bandiera.  Schermata 2016-04-18 alle 22.02.11

screenshot from Instagram

Bella come una Barbie, si racconta sul suo profilo Instagram come una madre-lavoratrice sempre combattuta tra i suo doveri di capo e il suo ruolo di mamma del piccolo Zeyd (per le loro avventure insieme  nato di recente un profilo Instagram dedicato !) .

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screenshot from Instagram

La sua azienda e il suo team sono al centro di un progetto che valorizza le capacità individuali messe a disposizione del gruppo. Happiness nasconde, dietro le sue famose magliette, una filosofia sana e rivoluzionaria : si può lavorare divertendosi, perchè il divertimento genera buonumore e il buonumore, si sa, è il sale della creatività.

Eiman è una donna spontanea, ironica, vera e tremendamente bella: mettici pure un grande talento e un pizzico di follia ed ecco a voi una donna e una professionista da prendere ad esempio.

A lei stanno terribilmente bene anche i capelli viola: e non c’è da meravigliarsi se le bambine per strada la scambiano per una Winx .. qualcosa di magico deve averlo per forza !!

“L’imitazione è la più grande forma di ammirazione” 

TAKE OR TOSS(IC)

Avete presente Sex & the city – Il film quando Carrie lascia il suo appartamento e decide cosa tenere e cosa buttare del suo storico guardaroba? Le amiche la aiutano, flute di champagne alla mano, alternando cartelli TAKE (tieni) o TOSS (butta) che premiano o condannano i look più improbabili. Peccato che la stessa tecnica non si possa usare durante le riunioni di lavoro e semplicemente alzare il cartello TOSS per eliminare definitivamente i colleghi più toss(ici), quelli che sembrano nati per rendere le nostre giornate impossibili !

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Ufficio, colleghi e… il capo possono diventare a volte una triade terribile, perché non è facile mantenere buoni rapporti con tutti sul posto di lavoro, tanto meno con chi ci da ordini.

Il livello di tossicità si alza a seconda delle varie tipologie di colleghi e collaboratori che troviamo sulla nostra strada: dal BULLO che cerca di umiliare e offendere chiunque gli compaia davanti, al TESTARDO che cerca con caparbietà di imporre solo ed unicamente le sue idee, al PASSIVO che non scopre mai le sue carte e evita abilmente ogni tipo di confronto, fino al BOSS ESIGENTE che pretende l’impossibile in tempi non-umani.

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Allora come possiamo difenderci in un mondo di lunatici, aggressivi, bugiardi e capricciosi? Solo mantenendo alto il livello di doti personali positive quali la calma, la ragionevolezza e la coerenza. Esiste una e una sola regola: trattare capi e colleghi con la stessa professionalità e la stessa gentilezza che si vorrebbe per se stessi e non confondere mai la collaborazione con l’amicizia o la confidenza con la curiosità. Mantenere un salutare distacco e cercare di non confondere mai i piani dovrebbe proteggerci, per quanto possibile, da attacchi incrociati e guerre di sguardi laser.

Un mood collaborativo non potrà che spiazzare anche il più accanito degli oppositori.

“Quello che dici farà più impressione sulla gente se lo dici gentilmente”    Lord Gormley 

Il rispetto chiama rispetto, anche se malcelato sotto cumuli di invidie.

Chi costruisce invece di distruggere, chi ispira fiducia invece di perdersi in pettegolezzi da bar Sport, che ottiene credito invece di screditare e fa della propria professionalità una bandiera da sventolare anche con condizioni meteo avverse, è destinato ad EMERGERE e ad uscire vincitore anche dal più caldo dei conflitti.  Insomma dovremmo usare i nostri super-poteri per trasformarci in ESTINTORI : fortuna che il rosso dona più o meno a tutti !

Ma davvero i valori di integrità e le doti personali trovano il giusto riconoscimento in un mondo lavorativo dominato da carrieristi assetati di successo e privi di scrupoli (nonchè di grandi qualità) ?!? Certo che si. Perché l’onestà e la sopravvivenza della pecora in mezzo ad un branco di lupi fa sì che il lavoro venga fatto ( e fatto bene !). E sempre all’onesto occorrerà rivolgersi alla fine per essere sicuri di ottenere il risultato. La rettitudine paga: anche se il pagamento, in questi tempi di crisi, è purtroppo ben dilazionato !

Mantenere viva una certa ENERGIA DI MOVIMENTO che ci permetta di scegliere ogni giorno di non appiattirci nella routine, anche se tremendamente tossica, permette all’autostima di non scendere mai sotto i livelli minimi e di credere che i cambiamenti siano possibili, anche se difficili.

“Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo” Henry Ford 

Chi sono ?!?

QUESTO BLOG NASCE DA ME, DAL MIO ESSERE PRIMA RAGAZZINA E POI DONNA INDIPENDENTE E ORGOGLIOSA, E DAL MIO RAPPORTO DI ODIO E AMORE CON LA MIA CONDIZIONE DI LAVORATRICE UN PO’ PER FORZA UN PO’ PER PASSIONE … LE MIE RIFLESSIONI SONO RIVOLTE A CHI SI SENTE IN COLPA A DIRLO MA FATICA A SOPPORTARE IL SUO GIORNO DOPO GIORNO LAVORATIVO (GIORNO DELLO STIPENDIO A PARTE) NON PER SUPERFICIALITA’ O PER INGRATITUDINE MA PERCHE’TROPPE COSE – O PERSONE- RENDONO LA VITA LAVORATIVA ANTIPATICA, DIFFICILE E LUNATICA.

Mi chiamo Claudia Reggiani, classe 77, Parmigiana DOC lavoratrice felice e felicemente stressata. Mamma di due immensi tesori, moglie del mio grande amore

SOSTENITRICE CONVINTA DEL DIALOGO E DELLO SCAMBIO DI OPINIONI, ASPETTO I VOSTRI COMMENTI PER CONDIVIDERE ASPETTI DELLA NOSTRA VITA PROFESSIONALE A TRATTI IMPOSSIBILE E PERCHE’ NO ? RIUSCIRE A RIDERCI SU …

 

Sorgente: Chi sono ?!?

GALATEO DA SCRIVANIA

Lo ammetto: anche io non ho resistito al fascino mediatico di Mr. Grey e ho ceduto alla curiosità per 50 SFUMATURE DI GRIGIO con aspettative sicuramente eccessive (che,per la cronaca, sono state puntualmente deluse). Ciò che non riesco però a togliermi dalla testa è la scena del loro primo incontro, in quell’ufficio immenso e luminoso; LUI in completo elegante e griffato, circondato da segretarie/modelle di Victoria’s Secrets e quella galeotta matita nera, con il logo dorato che provoca a LEI un immediato orgasmo…

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Alzi la mano chi non ha mai sognato di lavorare in tanto lusso, tra uomini e donne bellissime, con l’ultimo modello di PC -rigorosamente Apple- e chi più ne ha più ne metta. E invece, per la maggior parte di noi comuni mortali, la realtà al mattino è ben diversa…

Ma quanto conta lavorare in un ambiente piacevolmente organizzato e ordinato ? Una scrivania bella, moderna e funzionale può davvero migliorare il nostro rendimento ?          La mia risposta è un grande SI. Perché la postazione di lavoro è diventata ormai quasi un’estensione della nostra casa, visto il numero di ore che vi trascorriamo incatenati e quindi, esattamente come a casa, sentirsi a proprio agio è fondamentale: la sola cosa che manca è la comodità di pigiama e ciabatte ma, si sa, nella vita e nel lavoro chi si accontenta gode.

“L’ORDINE E’ IL PIACERE DELLA RAGIONE: MA IL DISORDINE E’ LA DELIZIA DELL’IMMAGINAZIONE” Paul Claudel

Secondo studi del 2013 avere una scrivania ordinata premia il conformismo, ovvero il rispetto e il buon comportamento sul posto di lavoro. Sprecare meno tempo a cercare documenti importanti sotto cumuli di scartoffie non può che aumentare la produttività e ridurre i margini di errore: insomma si riesce a lavorare meglio e meno, lasciando più tempo alla vita privata.

Dedicare gli ultimi 10 minuti di ogni giornata al riordino e ad un pò di sano DECLUTTERING, oltre a sostenere la raccolta differenziata e il riciclo della carta, aiuta a riordinare le idee e preparare il terreno alle battaglie del giorno successivo. Contrarissima da sempre agli ambienti asettici ed eccessivamente spogli (non me ne voglia il minimalismo chic di Mr. Grey) sono altresì convinta che la scrivania non sia una mostra personale di fotografie, biglietti di cinema e concerti e souvenir delle ultime vacanze: un minimo di riservatezza e un alone di mistero sulla vita privata non possono che contribuire al mantenimento di un’immagine very professional . L’obiettivo dovrebbe essere quello di organizzare il lavoro e gli spazi pensando che chiunque passi da lì o ci debba sostituire, possa capire la logica di ciò che stiamo facendo (Boss compreso, in casi di epidemia o di altre calamità naturali): è un modo per valorizzare appieno il proprio tempo e quello di chi lavora e collabora con noi. Insomma è fondamentale evitare che il nostro caos danneggi il lavoro degli altri.

Una stationery colorata (senza esagerare !) e personalizzata può aiutare a rendere più piacevoli anche le mansioni più noiose.

MR. WONDERFUL http://www.mrwonderfulshop.es è un brand spagnolo di papeleria originale e delicatamente colorata. Le agende, i planner, i calendari da tavolo, gli organizer rientrano di diritto nei #senoncelihainonseinessuno del galateo da scrivania.

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Mr.Wonderful collezione 2016

Anche IELLO DESIGN propone con eleganza pezzi coordinati che non possono mancare in una postazione di lavoro che si rispetti (www.iellodesign.com)

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Iello Design collezione 2015

Ma nella mia lista dei preferiti il primo posto andrà sempre alla stationery personalizzata con il logo aziendale, magari un pò monotona, ma così elegantemente aggregante e capace di contribuire a costruire uno spirito di squadra e di farci sentire parte di un team votato ad obiettivi comuni.

“Personalizzare lo spazio lavorativo consente di recuperare un senso di controllo sull’ambiente che ci circonda” Cit.
 Come sempre la parola d’ordine è non esagerare né nell’essere troppo asettici né nell’essere esageratamente folkloristici. La verità sta nella moderazione: nel cercare qualche sfumatura di grigio (anche se non proprio 50 !) nei comportamenti, nei modi e anche negli oggetti che ci circondano.
Diceva Oscar Wilde “Una scrivania ordinata è sintomo di una mente malata”. Rispondeva Albert Einstein “Se una scrivania disordinata è segno di una mente disordinata, di cosa sarà segno allora una scrivania vuota?”
Tutte le opinioni espresse sono frutto della mia esperienza e del mio pensiero personale  C.R

DONNE VS UOMINI

 

Dalla scarpetta di cristallo al tetto di cristallo

Diciamocelo: sono finiti i tempi delle favole, in cui la protagonista (povera ma bellissima) era condannata a sfighe degne del GUINNESS WORLD RECORD per poi essere salvata da un principe che le garantiva un vitalizio e un’esistenza regale … Cosa rimane del bacio del vero amore, del cacciatore coraggioso, del principe impavido e della scarpetta di cristallo ?? Ora su le maniche e alle 8 tutte al lavoro .. altro che …
La cavalleria si sa, è morta tanti anni fa con il generale Custer ! Sarà per questo che nel mondo del lavoro tanto, troppo resta ancora da conquistare ? Il TETTO DI CRISTALLO è il nuvo tabù da infrangere, sfondando metaforicamente l’effetto della disparità di genere sulla carriera. Perchè quando ci si comporta in modo professionale non è raro anche per una quota rosa arrivare a ricoprire un ruolo importante : e in generale questo accade in contesti dove per sopravvivere è necessario sgomitare, faticando il doppio per dimostrare di non essere da meno rispetto ai pari ruolo in giacca e cravatta. Nel lavoro occorre essere femminili ma non femmine : la parte EMOTIVA, che ci porta a sviscerare ogni problema partendo dalla preistoria, non è la benvenuta e non trova spazio nella nostra 24 ore (neppure nel modello più accessoriato di PiQuadro). Occorre essere pratiche, concrete per arrivare velocemente ad una soluzione. Anche se soffocare un pò del nostro essere richiede uno sforzo in più, i risultati non dovrebbero tardare ad arrivare. Abituarci poi a convivere con infami sospetti su come questi risultati siano stati ottenuti in realtà, fa parte di quella scorza da carapace che nascondiamo sotto i nostri tailleur d’ordinanza.
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Capacità, competenze e autostima vanno coltivate nel tempo in modo consapevole e coerente, evitando però nel contempo l’utilizzo di troppi aggettivi, troppe parole e troppi dettagli personali …
Non ho (ahimé) particolari esperienze lavorative all’estero ma le vacanze studio e gli scambi interculturali dei tempi dell’università, mi hanno dato l’idea di come le cose nel resto d’Europa funzionino diversamente: le DISPARI OPPORTUNITA’ sono, insomma, un prodotto tipicamente ITALIANO, proprio come la pizza ! Ancora troppe poche aziende del bel paese privilegiano un atteggiamento family-oriented rispetto alla determinata ricerca del potere e dell’affermazione lontana da impegni e responsabilità esterne. Quindi l’UOMO (inteso come essere appartenente al genere maschile) è maggiormente portato ad un naturale desiderio di raggiungere uno status ai vertici, grazie ad una mente sgombra da distrazioni extra-lavorative. La propensione alla famiglia tipica del nostro retaggio culturale, tramandata da generazioni di casalinghe tuttofare ( e non ditelo a me che nel sangue ho il gene emiliano dell’anolino !) pesa sullo status professionale come lo stracotto sullo stomaco il giorno di Natale ! Chi antepone il privato, anche solo temporaneamente, resta indietro ?
Ciò che in Italia si fatica a capire è che un dipendente realizzato nel privato è un dipendente legato per la vita all’azienda che gli garantisce un ruolo consono e una retribuzione adeguata alle reali capacità: nel nord Europa questa è , invece, una regola metabolizzata da decenni. Paternità, maternità e congedi parentali sono una prassi che non prevede ritorsioni, demansionamenti e nemmeno battutine .. ma si sa ; quelle sono altre latitudini, quelle sono altre favole ..

RISORSE (POCO) UMANE

Non chiederti cosa tu puoi fare per il tuo boss,ma cosa lui può fare per te

In questo periodo di malefici virus influenzali anche io e i miei due bimbi abbiamo dovuto passare qualche giorno a casa al calduccio per recuperare le forze: ci siamo quindi divorati qualche film con una calma inconsueta per la nostra chiassosa famiglia. La battaglia della replica è stata vinta da SPONGEBOB FUORI DALL’ACQUA, personaggio che non gode delle mie personali simpatie ma rientra di diritto in quelle dei miei pargoli. Il messaggio del film è forte e chiaro: lavorando in TEAM è possibile raggiungere qualunque obiettivo.

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Alzi la mano chi negli ultimi anni non ha sentito parlare di lavoro di squadra, team building etc… ormai è virale e se non lo fai, SEI FUORI ! Sono da tempo immemore una delle principali sostenitrici del dialogo e dello scambio di opinioni, invidiosa dei TGIF (i meeting del venerdì . acronimo di Thanks God It’s Friday ) e dei BRAINSTOMING di cui sentivo parlare da amici inseriti in aziende strutturate e aperte alla modernità già in tempi non sospetti. L’azione, intesa come scambio di opinioni, come incontro di cervelli pensanti e volenterosi è di gran lunga preferibile all’inerzia e non può che portare al raggiungimento di grandi obiettivi.

Ma come la vita lavorativa troppo spesso ci insegna è necessario che tutta la squadra si muova compatta nella stessa direzione: perchè se uno solo dei giocatori cerca di fare gol nella porta avversaria anche la squadra più forte faticherà a portare a casa la vittoria !

       “Se dobbiamo lavorare in TEAM facciamo che le regole siano le nostre”

Troppo spesso trovo sottovalutata la SCELTA DEL PERSONALE, sia in fase di assunzione sia in fase di assegnazione ad un determinato progetto. Impegnarsi nello sviluppo delle risorse umane, in una selezione accurata e competente è il più grande investimento che ogni azienda possa fare: non solo perchè a chiunque farebbe piacere affidare le proprie conoscenze e il proprio denaro a personale affidabile, onesto e professionale, ma anche perchè la positività che se ne trae avvantaggerebbe a caduta tutti il team e, di conseguenza, l’intera azienda.

Affiancare ai meritevoli persone in gamba e ugualmente motivate è un modo per infondere vibrazioni positive e stimolare le reali capacità individuali a disposizione della squadra.  Inutile dire che fare il contrario è la causa diretta di incomprensioni e malumori: chi vale davvero dovrebbe essere costantemente motivato e accompagnato nel suo percorso in maniera empatica e partecipativa.

Il DIPENDENTE IDEALE è fatto di innumerevoli qualità individuali – affidabilità, creatività, correttezza, efficienza, onestà, professionalità, puntualità (solo per citarne alcune in rigoroso ordine alfabetico) – ma è anche frutto di un progetto, di un investimento ( e non parlo solo di denaro !) da seguire con cura lungo tutto il suo percorso.

Perciò smettiamo di chiederci cosa noi possiamo fare per il boss,

ma cosa lui può fare per noi.

“Le persone si muoveranno sempre verso chi le valorizza e lontano da chi le penalizza”    John C. Maxwell

 

‘Non aspettare, non sarà mai il tempo opportuno. Inizia ovunque ti trovi, con qualsiasi mezzo tu puoi avere a disposizione. I mezzi migliori li troverai lungo il cammino’ -Napoleon Hill-

Volendo fare l’esperta la SINDROME DEL BURN-OUT si potrebbe spiegare con un innalzamento del livello di cortisolo e blah, blah blah… In realtà, per farla breve e in parole povere, è un colossale e pazzesco rompimento di scatole. 

Quando il posto di lavoro non è altro che un covo di serpi che tramano nell’ombra rendendoci la vita impossibile occorre trovare una serie di rimedi-salvavita per restare a galla (senza darsi all’alcol o all’abuso di Prozac !)

A volte anche gli accorgimenti più banali possono contribuire a creare quello scudo protettivo che i problemi quotidiani, le preoccupazioni, le umiliazioni e le sconfitte hanno lavato via.

La prima cosa da fare – essenziale – è fermarsi e RESPIRARE. Senza pretese di insegnare tecniche zen o pratiche di auto-ipnosi, recuperare il contatto co se stessi e con il ritmo e il centro del proprio respiro ci porta per magia al momento PRESENTE; e poter concentrare sul momento presente l’attenzione cosciente (MINDIFULLNESS – che in inglese fa più chic !-) ci mette in una posizione di vantaggio.

Chi sono ?

Cosa faccio ?

Cosa posso fare da ora in poi ?

Ctr-Alt-Canc e si riparte dal principio. Perchè è sempre un ottimo momento per cambiare atteggiamento.

Non avere coscienza del proprio valore e del proprio fondamentale apporto al raggiungimento degli obiettivi è il tranello nel quale un ambiente nocivo ci porta a cadere.

Lavoro in un’azienda di medie dimensioni: quella meravigliosa via di mezzo tra la grande azienda strutturata e incasellata in un ordine gerarchico e procedurale e la ditta a conduzione familiare dove tutti conoscono tutti. Un delizioso limbo che gestisce (AMEN !!) una mole di lavoro importante e ha progetti ambiziosi per l’immediato futuro. E’ un lavoro che amo concettualmente: fatto su misura per me, per la mia curiosità e per il mio continuo bisogno di uscire dalla confort-zone e trovare nuovi stimoli. Peccato che in 8/9 ore intense di lavoro il centro del mio respiro io lo debba recuparare solo 8/9 volte .. e nelle giornate migliori!! Ma tra i mille porblemi da risolvere velocemente, ottimamente e a costi contenuti cerco di non dimenticare MAI, e dico MAI, chi sono , cosa voglio e dove voglio arrivare trovando forza nelle piccole vittorie quotidiane anche se non ripagate e spesso non riconosciute.

Chissà che questo “delirio di penna (o meglio di tastiera !)” riesca ad aiutare qualcuno a trovare un pò di forza per andare avanti con un pochino di serenità in più e qualche capello bianco in meno..

C.R

Affronta qualunque cosa stressante come un cane: se non puoi mangiarla o giocarci semplicemente facci sopra la pipì e passa oltre”     -SNOOPY-